Una delle pagine peggiori della storia del capoluogo Ibleo. Sono stati chiusi i corsi di laurea decentrati delle Facoltà di Agraria, Giurisprudenza, Lingue e Letterature Straniere e Medicina e Chirurgia.In sostanza, gli studenti e le studentesse che intendono immatricolarsi (conseguito il diploma o per il mancato raggiungimento dei crediti a settembre) devono rivolgersi presso altre sedi o nella vicina Catania. Lo stesso vale per chi, conseguita la triennale nella sessione di laurea di luglio o novembre, voglia iscriversi alla specialistica.
Gli iscritti al secondo e terzo anno della triennale e al secondo anno specialistica potranno, almeno per l’anno prossimo, proseguire gli studi a Ragusa regolarmente.
Sfuma quindi il sogno di Ragusa come quarto polo universitario. Ma perchè tutto questo??
I debiti accumulati negli anni e la mancanza negli anni di un serio piano di rientro da parte del Consorzio universitario, hanno fatto irrigidire le posizioni dell’università di Catania fino ad arrivare alla chiusura dei corsi. Come una ciliegina sulla torta, a tutto ciò si è aggiunta la politica di tagli e di accentramento dei corsi di studio avviata dal "ministro" Gelmini, che ha contribuito all’esclusione dal manifesto degli studi relativo all’anno accademico 2009/2010 delle facoltà fino ad oggi presenti a Ragusa.Strano, visto che le premesse non erano affatto queste.
Dove sono finiti i soldi?? E' questa la domanda che tutti si fanno.
La motivazione del Rettore Antonino Recca è che l'Università di Ragusa non ha corrisposto i dovuti per l'anno accademico 08/09, entro il 31 maggio 2009. Ma visto che il 31 era una domenica, e rimaneva solo l'1 giugno o il 3, sono stati negati i fondi. Strano, visto che comunque all'Università di Catania sono pervenuti 1milione e mezzo di euro, giorno 4.
Odore di truffa e di spicciola presa in giro, quindi; e di furto, il furto della possibilità di studiare nella loro città ai Ragusani e non, e della possibilità per il capoluogo ibleo di avere tutti i vantaggi, economici e culturali, che contraddistinguono una città universitaria, com'era diventata già da 10 anni a questa parte.
Studenti e autorità sono d'accordo nel protestare con forza. Queste sono dichiarazioni rilasciate:
Giovanni Mauro, Presidente:
"Abbiamo inviato una lettera di garanzia per il resto del debito dalla Banca Agricola che cura la nostra tesoreria. Ci sentiamo come coloro che hanno subito un furto con destrezza e sono meravigliati per questo. Il Rettore aveva rinviato il Senato Accademico ed il Cda da venerdì 5 giugno a martedì 9 giugno. Poi, invece, ieri è arrivata la doccia fredda. Siamo in presenza di un grande raggiro o di una grande finzione"
Franco Antoci, Presidente della Provincia: "Non pensavo mai e poi mai che uno che si chiama Magnifico arrivasse a questi comportamenti scorretti. Manifesteremo in maniera eclatante, noi l’Università non la vogliamo perdere a costo di attivare convenzioni con altri. I ragusani siamo considerati babbi, ma non fino a questo punto"
E le proteste montano: oggi ci sarà un sit-in in di protesta in piazza San Giovanni a Ragusa, e domani la manifestazione si sposterà a Catania, in Piazza Università alle 17, in una seduta aperta e pubblica per protestare contro il Senato Accademico dell'Università di Catania che ha deciso per il prossimo anno accademico la cancellazione dei corsi universitari nella sede distaccata di Ragusa. Nella protesta verranno coinvolti anche i consigli dei 12 comuni iblei, nonché i parlamentari iblei e i rappresentanti delle associazioni datoriali e sindacali.
Sarebbe bello che partecipassero anche gli studenti catanesi.


















