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lunedì 13 aprile 2009

Post-terremoto in Abruzzo: terremoto anche in Sicilia?



Parlare del Terremoto una settimana dopo i tragici eventi del 6 aprile (annunciati tempo prima e scandalosamente non ascoltati) scorso per me è una scelta. Una scelta che è stata dettata dal rispetto, dalla voglia di non rincorrere notizie già pubblicate o foto struggenti e di non entrare nel pentolone degli avvoltoi.
Sia chiaro, non tutti sono stati avvoltoi, è giusto che la gente sappia e sia informata, ma non è giusto il modo in cui le immagini del terremoto a l'Aquila siano arrivate a noi. Ricerca incessante dell'immagine più commovente, sottofondi musicali da film nostalgico, paroloni poetici sapientemente piazzati per tenersi stretti quelli che ancora sono attaccati al capezzolo di mamma Rai, e Mediaset (entrambe ormai manovrate all'unisono).

Subito dopo la notizia che il grande terremoto dellle 3.30 del 6 aprile è stato il culmine di uno sciame sismico che già da mesi faceva tremare la terra del Centro Italia, si è cercato di capire dove e SE questa serie di movimenti della crosta terrestre avesse una direzione, ma la Protezione Civile ha confermato che non c'è una migrazione reale del sisma, quantomeno che questa sia circoscritta alle zone limitrofe a L'Aquila.
Quindi è possibile che il terremoto arrivi in Sicilia? Nonostante le scosse avvertite in Calabria, non ci sono pericoli reali, almeno non strettamente legati al sisma abruzzese. La nostra Isola è comunque interessata da forti movimenti tettonici che tra l'altro si hanno proprio in prossimità dello stretto. Il moto della zolla africana e di quella euroasiatica dovrebbe inoltre spingere la Sicilia verso Nordovest e la Calabria verso Nordest a una velocità di circa un centimetro all’anno.

Prima di continuare, aggiungo che molti stanno visitando il blog cercando informazioni su questo PREVISTO terremoto in sicilia. Ma previsto da chi?? Su internet, con qualunque chiave di ricerca in merito, non si riesce a trovare NIENTE su questa, secondo me fantomatica previsione. Il fatto che Giampaolo Giuliani è stato la "Cassandra" per l'Abruzzo, non vuol dire certo che adesso dovremmo farci prendere dal panico appena viene messa in giro una voce della quale non si può avere nessuna documentazione oggettiva. Questo almeno, il mio personalissimo punto di vista.
Il blog e questo articolo rimangono comunque aperti a qualsiasi commento o novità vogliate portare a conoscenza di tutti.


Chiusa questa parentesi, torniamo alla situazione in Sicilia: nella prima figura si vedono le stazioni sismiche piazzate in zone strategiche del perimetro geografico interessato, e nella figura successiva gli eventi registrati da tali rilevatori. Come vedete, molti di questi sono concentrati proprio tra Sicilia e Calabria.
Non è un mistero, visto che proprio sotto le acque dello Stretto passa una faglia sismica attiva, quella che nel 1908 provocò il catastrofico terremoto che distrusse le città di Messina e Reggio Calabria.
Questa faglia assorbe la forza esercitata dalle zolle in movimento e si carica di energia. Se quindi le coste dovessero allontanarsi, gli strumenti installati da decenni sulle due sponde dello Stretto non hanno rilevato alcuno spostamento, perché in questa zona agisce la faglia, che assorbe la tensione e impedisce alle zolle di allontanarsi. Ma quasi come avviene per un Vulcano, quando la faglia si carica completamente, libera improvvisamente tutta l' energia accumulata in un violento terremoto. Ed è questo quello che accadde nel 1908, quando le due zolle, "liberate" dalla morsa della faglia, si allontanarono di ben 70 centimetri, facendo anche sprofondare le coste di circa 50/75cm.

E come sapete, proprio su questa bella zona ci vogliono fare il ponte, che, ultima perla Berlusconiana, sarà l'unica opera ad essere portata avanti mentre si provvederà alla ricostruzione dei centri distrutti dal terremoto in Abruzzo.
"Per coprire gli investimenti necessari alla ricostruzione in Abruzzo potremo anche fare ritardare la realizzazione di qualche grande opera gia' pianificata, ma non il Ponte sullo Stretto, che e' un'opera fondamentale di cui la Sicilia ha bisogno".
Ecco. IL PONTE è la soluzione di tutti i problemi italiani. Ma piuttosto che prendere questa immensa colata di cemento fatto di mafia, sangue e interessi, in Calabria ci vado a nuoto.

giovedì 9 aprile 2009

Quando Frank Zappa suonò una bicicletta.

Frugando in giro per la rete mi è capitato sotto gli occhi un video a dir poco storico. Siamo nel 1963, e in un celebre varietà comico statunitense, lo Steve Allen Show, fu ospitato un giovane e allora sconosciuto musicista che già esprimeva tutta la sua eccentricità. Era Frank Zappa.
Durante questo show si esibì in un "numero" molto particolare, nel quale letteralmente suonava due bici.



Capelli corti... faccia pulita... Non sembra neanche lui! Già grande ancor prima di essere grande. Frank Zappa è uno di quegli artisti seminali per il rock, anche se lui stesso non sapeva bene in quale genere musicale collocarsi. Polistrumentista di origini Siciliane, è stato uno dei più poliedrici e irriverenti musicisti del mondo: oltre le sue intenzioni di candidarsi come Presidente USA per il forte dissenso alla politica di George Bush Sr., era solito esordire spesso con frasi come "Le riviste di musica sono scritte da gente che non sa scrivere che intervista gente che non sa parlare per gente che non sa leggere".
Lo si potrebbe contraddire?

venerdì 30 gennaio 2009

La fine del mondo: 2012, 21 dicembre. Le profezie, la storia e il film.



Ebbene sì, pare che ci restino poco meno di 4 anni per fare tutto quello che non abbiamo fatto nella vita. Almeno, questo è quello che dicevano i Maya.
Dai calcoli di questo antico popolo, che a causa delle invasioni dei Conquistadores ha comunque già vissuto la propria apocalisse 450 anni fa, la "fine del mondo" avvenga proprio in questa "strana" data del 20-12 2012, secondo il loro calendario di 5.125 anni, che al contrario di quello gregoriano, quindi, ha una precisa fine.
Il calendario Maya sarebbe basato su venticinque diversi cicli. Il ciclo maggiore, o Lungo computo, dura esattamente 1.872.000 giorni (circa 5.125 anni): il ciclo attuale termina il 20 dicembre 2012 e il 21 dicembre inizia il nuovo ciclo. Tuttavia, non esiste alcuna prova archeologica che attesti che i Maya pensassero alla data del 21 dicembre 2012 come alla fine del mondo. Più che altro, ci si chiede cosa possa essere questo "nuovo ciclo", e come possa "finire" il vecchio!

Ovviamente su internet e non solo è scattato l'allarmismo generale sull'imminente apocalisse: c'è chi parla di disfattismo, di teoria del complotto, o semplicemente dell'ennesimo falso allarme, come fù quello del millennium bug o della prova dell'acceleratore lhc di Ginevra.
L'unico fatto è che la data del 20 dicembre 2012 coincide con il solstizio di inverno. Se si aggiunge l'ipotesi secondo la quale i Maya avrebbero indicato questa specifica data come finale perché coincide con l'allineamento del Sole con il centro della Via Lattea, cosa sostenuta poi anche da Nostradamus, tanto basta a seguaci di teorie new age e amanti ed esegeti di coincidenze catastro-millenariste a creare un fenomeno.

Citando le profezie, vengono subito in mente i due più letti profeti di tutti i tempi: Nostradamus e San Malachìa. Le loro profezie coincidevano proprio nel punto in cui si faceva riferimento alla fine del mondo, esattamente tre anni dopo l'elezione di un "Papa nero". E' chiaro che se per "Papa" intendiamo "persona molto influente in tutta la terra", il paragone con Obama è presto fatto. Ma per i più arguti, il "papa nero" è proprio Ratzinger, se si dovesse fare un ironico riferimento alla sua "inclinazione" politica... Ma sopratutto perchè il suo stemma cardinalizio, riporta due teste di moro.



E naturalmente sulla scia di questa "fobia", stanno fioccando libri di scenziati più o meno improvvisati, ma c'è da segnalare anche l'uscita del film sull'apocalisse del 2012, intitolato proprio... "2012", con John Cusack diretto da Roland Emmerich (Indipendence Day, The Day After Tomorrow). La pellicola è attesa in Italia per il 13 novembre 2009, e pare sia costato ben 300 milioni di dollari. Ecco il trailer.



Ah, se non dovesse verificarsi la fine del mondo il 21 dicembre del 2012, la prossima "data" da tenere d'occhio sarà il 2033, altro anno fatidico... per ovvi motivi.

domenica 9 marzo 2008

La vera storia dei Carmina Burana. Peccati, misteri e goliardia.

Ma anche la vera storia di uno dei componimenti più spettacolari della musica.
In quanto masticatore onnivoro di tutto ciò che è musica, amo studiare le varie sfaccettature dei vari generi. Da qualche tempo mi sono appassionato a un'opera che molti conoscono, ma della quale pochi sanno il vero significato, la provenienza e l'autore. Tutti la conosciamo come una sinfonia. Ma in realtà non sono altro che racconti e poesie, "I" Carmina Burana, appunto.
Carl Orff (compositore, Monaco di Baviera, 1895 – 1982) le musicò nel 1937. Un'operazione grandiosa, che ha dato le note a parole che non erano state scritte con l'intento di cantarle. Ecco un video con il testo originale e la traduzione in inglese.



Convento di Benediktbeuern, ai piedi della montagna Benediktenwand, Baviera del 1230. Il Gotico medioevo tedesco attraversava il suo massimo splendore; e mentre in Italia, Dante vagava per i gironi dell'Inferno, e la Chiesa di Papa Innocenzo III è sempre più corrotta alla politica, col realismo e l'esasperazione grottesca conviveva spesso anche la più raffinata idealizzazione lirica, per esempio nelle figure di personaggi signorili, di grande compostezza formale e privi di connotazioni psicologiche specifiche. Privi del senno invece (o forse con TROPPO senno), gli studenti "girovaghi" del convento, i CLERICI VAGANTES, ribelli nei confronti delle imposizioni della Chiesa e inclini quindi al vizio e alla goliardia più sfrenata, cominciano a comporre uno dei manoscritti più significativi del Basso Medioevo. Il "Codex Latinus Monacensis".

A lume di candela, con la loro innata arte amanuense e con qualche bicchiere di vino, i cherici scrivono racconti erotici, goliardici, ma anche religiosi e spesso blasfemi, redatti completamente in Latino e alto tedesco.
315 componimenti poetici su 112 fogli di pergamena decorati con miniature.
Ecco le sezioni in cui sono suddivisi i vari "canti".

* Carmina moralia (1-55), argomento satirico e morale;
* Carmina veris et amoris (56-186), argomento amoroso;
* Carmina lusorum et potatorum (187-228), canti bacchici e conviviali;
* Carmina divina, argomento moralistico sacrale (parte aggiunta nel XIV secolo).

Temi come la fortuna, che aleggia su tutta l'opera, invocata sempre come dannazione e godimento di tutti gli uomini, o l'amore esplicitamente carnale, o ancora storie tragiche.
Non si seppe più nulla del manoscritto, nonostante la storia dell'Abbazia di Benediktbeuern fu travolta da eventi tragici. Nel 1490, un grande incendio distrusse gli edifici conventuali centrali. Ci fu la Guerra dei Trent'Anni, e dopo il divenne una fabbrica di vetro. Successivamente passò al regno di Baviera che lo adibì a caserma, ospizio per invalidi, ospedale militare e prigione.
Il "Codex Latinus Monacensis" (poi ribattezzato in Carmina Burana nel 1837 da Johann Andreas Schmeller) rinvenne soltanto nel 1803.

E' difficile sapere cosa mai ci fosse celato in quelle parole così eccelse, ma al contempo così frivole, cangianti. Cangianti e mutevoli, come la luna...

FORTUNA IMPERATRIX MUNDI

O Fortuna, velut luna, statu variabilis, semper crescis aut decrescis; vita detestabilis nunc obdurat et tunc curat ludo mentis aciem, egestatem, potestatem dissolvit ut glaciem.

Trad.:Oh fortuna, cangi di forma come la luna, sempre cresci o cali. L'odiosa vita ora abbatte ora conforta a turno le brame della mente, dissolve come ghiaccio miseria e potenza.

Attualmente il manoscritto si trova nella Biblioteca Nazionale di Monaco di Baviera.

lunedì 14 gennaio 2008

L'Arancino. Catanese o Palermitano? Arancino o Arancina? Scopriamolo.

Catania è la patria di tante cose, ma fra tutte, della TAVOLA CALDA. I cosiddetti "rustici" in generale, sono il fiore all'occhiello della produzione MARCA LIOTRU. Ma c'è una cosa che ancora non è ben chiara. Tra Cartocciate, Bolognesi, Cipolline, c'è una specialità della quale ancora sono oscure le vere origini.
Sto parlando del mitico ARANCINO.


Forse il nostro orgoglio catanese non ci vuole far pensare alla più plausibile l'origine di questa ricetta, che sembra tutta Palermitana. Anche se non si è del tutto certi, visto che è sconosciuta la provenienza dell'inventore, sicuramente saraceno. Quindi attribuibile a qualsiasi provincia sicula. Quello che è certo, è che era un piatto popolare, fatto per durare a lungo, sperimentato originariamente in questa strana "palla" con del riso, (il pomodoro non era ancora stato "scoperto") fatta friggere nell'olio. Eh già perchè l'originaria forma dell'arancino non è quella famosa, a cono, ma quella sferica. Furono poi i cuochi della corte di Federico II a introdurre la panatura, che conservava meglio sia riso che ripieno. Grazie alla ricetta "definitiva", infatti, fù conciliata la bontà col risparmio. Riso, pan grattato, e poco altro.


I Catanesi pero' hanno dato senz'altro una marcia in più a questo piatto, conferendogli, oltre i diversi e molteplici ripieni, anche l'ormai classica forma a cono, come detto prima, che in realtà è una forma ispirata al nostro Vulcano.
A proposito di campanilismo, c'è un'altra diatriba su questo piatto: il nome.
ARANCINA O ARANCINO???
I Siciliani "occidentali" sono forti sostenitori dell'appellativo al femminile, perchè, dicono, è il diminutivo di Arancia. Questo nome è confermato anche dagli storici, benchè nei dizionari italiani compaia il termine ARANCINO, al maschile, appellativo sostenuto dagli Etnei, quindi da me compreso.
In ogni caso, ARANCINO suona meglio, e gli da una connotazione secondo me più specifica... come dire.. è un nome più musicale. :)

Ma adesso, per tutti coloro ai quali non è stata tramandata la ricetta e le dosi, ecco come fare:
Gli ingredienti per circa gr. 500 di riso sono:- gr. 400 di carne tritata - gr. 400 di piselli freschi - 2 uova - gr. 100 formaggio pecorino - gr. 500 pomodori da salsa – estratto di pomodoro, sedano tritato- prezzemolo tritato - cipolla bianca- olio, sale, pepe e facoltativamente passolini e pinoli. Il procedimento prevede: Per ottenere il condimento lavare il prezzemolo ed il sedano, tritarli finemente assieme alla cipolla, mettere tutto in un tegame con un filo d'olio, la carne tritata, ed il sale necessario. Fare rosolare almeno per dieci minuti poi mettere i piselli e fare cuocere a fuoco lento mescolando spesso. Occorre raggiungere per il condimento, una consistenza piuttosto densa perché altrimenti le arancine si apriranno -squacchieranno- durante la frittura. Pepate a piacere. Lessare il riso in una pentola con acqua salata q.b.; sgocciolarlo al dente e lasciarlo raffreddare per almeno cinque minuti; mescolarlo quindi con le uova ed un cucchiaio di farina bianca e lasciarlo riposare ancora per altri cinque minuti. Fare all'interno delle proprie mani disposte a conca delle mezze palline ben compatte e introdurvi il ragù preparato precedentemente e ormai ben freddato. Chiudere la pallina con la metà mancante e compattarla bene con le mani. Passarla poi nell'uovo sbattuto e nel pane grattugiato. Friggere le arancine così prodotte in una padella con olio ben caldo e quando sono dorate porle su carta da cucina e servirle ben calde. Il condimento può essere arricchito di passolini e pinoli.



Se riuscite a dare la forma a cono (quella famosa, ripeto ;) ) siete dei grandi. XD

Quindi, ricapitolando:
ARANCINA: Palermo, zafferano al posto del ragù, forma a palla.
ARANCINO: Catania, ragù (e tantissimi altri condimenti), forma a cono.

Ma comunque lo chiamiate... BUON APPETITO!!

martedì 25 dicembre 2007

Tanti auguri Gesù Cristo! O forse no?

Da quando ho visto Full Metal Jacket, ormai ho dimenticato anche "Tu scendi dalle stelle".



Ovviamente scherzo, anche se il Sergente Hartman rimane uno dei personaggi mitici dei film di Kubrik!!

Betlemme, 25 dicembre o, in una stalla, Giusepppe, Maria e il piccolo Gesù. Ovviamente biondo e con gli occhi azzurri. Interessante, anche piuttosto strano, per la genìa israeliana!!
Tanti auguri Gesù Cristo!!
Siamo in ritardo di QUALCHE giorno.

E' ormai appurato. Ma ecco qualche spiegazione in più su cosa realmente NON accadde.

Anno di nascita: Ricalcolando i calendari astronomici al compuer, pare che che Gesù il Nazareno sarebbe nato circa sette anni “prima dell’anno zero”; tale anomalia si deve al conteggio errato di un monaco del sesto secolo, Dionigi il Piccolo, che decise nel suo fanatismo religioso di dividere la storia umana in due periodi: prima e dopo “Gesù - Cristo”.
I Romani NON FACEVANO CENSIMENTI durante i saturnali, che iniziavano il 21 dicembre e duravano una settimana. Tanto quanto le feste sacre di Mitra, che pero' iniziavano il 25.

Pastori: A dicembre in Palestina NON ERA e NON E' uso portare greggi di pecore al pascolo, questo per via del grande freddo che la notte, in inverno sopratutto, investe le zone desertiche.

PS per quelli che fanno il presepe: IN PALESTINA NON NEVICA.

Nome: Gesù, dai cristiani del secondo secolo era rappresentato con un simbolo, quello del Pesce, questo perchè il nome greco IXThUS, che significa pesce (da cui il prefisso italiano ittio) era usato dai cristiani per identificarsi fra di loro e nascostamente agli altri, in questo modo: "I-X-Th-U-S" Iesus- Xristos -THeou –Uios- Soter: ovvero Gesù Cristo, figlio di Dio, salvatore.
Nomi simbolici che servivano da "difesa" contro le persecuzioni del 1° e 2° secolo nei confronti dei Giudei e dei Giudeo cristiani (così si identificarono i “cristiani”, per distinguersi dai Giudei che non avevano accettato il messaggio di Gesù il Nazareno) per identificarsi e farsi riconoscere solo dai loro fratelli in fede, ricordavano il periodo della nascita di Gesù con il segno dei Pesci, in quanto essa era avvenuta verso l’equinozio di primavera ai primi di marzo, (primo mese del calendario/lunario degli antichi ebrei) il che corrisponde come è noto al segno dei “Pesci”. Quindi questo termine IXThUS, "pesce" si riferisce al periodo della nascita di Gesu' nel segno dei pesci, in primavera...

Cattolici, ortodossi, protestanti, evangelici e affini, indicano TUTTI date DIVERSE sulla nascita di Cristo. Possibile che L'UNICA COSA che sicuramente accomuna tutte queste religioni, sia diversa per ognuna?
Perfino per i Musulmani, che pure accettano Gesù come Profeta, non è specificato il periodo di nascita.

Alcune citazioni da importanti edizioni cattoliche:

-Dizionario dell’Enciclopedia Cattolica, edizione 1941, voce: Natale: “Nei primissimi tempi della Chiesa non esisteva una festa del genere”.

-Nuova Enciclopedia Cattolica, voce: Il Natale e il suo ciclo: “Per inspiegabile che sembri, la data di nascita di Cristo non è nota. I Vangeli non indicano né il giorno né il mese”. Noi crediamo che sia possibile stabilire il mese se si riuscisse, attraverso la storia, a stabilire quando fu fatto il primo censimento sotto Quirino, mentre governava la Siria, e quanto durò (Luca 2:2). Ma quant’anche si potesse stabilire il giorno, il mese e l’anno, quale importanza può avere dal momento che si sa per certo che è vissuto?
La domanda importante, invece, è perché il 25 dicembre? La risposta a questa domanda rivela uno scenario scabroso! E ci viene fornita anche dalla Nuova Enciclopedia Cattolica: “Alla nascita di Cristo fu assegnata la data del solstizio invernale perché in quel giorno, in cui il sole inizia il suo ritorno nei cieli boreali, i pagani che adoravano Mitra celebravano il dies natalis Solis Invicti”.

E la stella?

Sono stati fatti diversi tentativi di identificare la stella vista dai Magi con un evento astronomico noto: questo consentirebbe di determinare con maggiore precisione la data della nascita di Gesù.

Il primo tentativo, in ordine di tempo, fu quello di identificare la "stella" con la cometa di Halley; ma secondo i calcoli, passò dalla Palestina nel 12 a.c. In tempi recenti è stato proposto che si sia trattato di un allineamento planetario: da questa ipotesi si ottiene una datazione che si aggira intorno al 7 a.c. Una supernova? Puo' anche essere, visto che sia gli annali astromici cinesi e coreani ne riportano una grandissima, che splendeva anche di giorno, e datata 5° secolo a.c.

domenica 23 dicembre 2007

E' Natale, ma io non ci sto dentro.

Ma perchè devo fare l'anticonformista? Perchè devo essere contro le pubblicità del panettone e dei Baci Perugina in sequenza, poco prima di quelle sul "New Giorno E Notte Plus"? Perchè devo parlare alla Radio e non passare "Last Christmas" o "Let It Snow"? Perchè devo dire che odio il Natale per l'ipocrisia generale che genera? D'altra parte ci si sente tutti più buoni e uniti!! Neanche se fosse una partita della nazionale!!!
E' NATALE!!! E la nostra MATRIX è stata programmata per far sì che in questo periodo ci sia quella magia... quel profumo che riusciamo a sentire solo noi, e che è diverso per ognuno, e che ci ricorda di quando credevamo a Babbo Natale, e quando le vacanze erano rilassanti...insomma... QUANDO NON C'ERA INTERNET!!!
Prima di passare oltre... vi delizierò con un'altro bel video, sempre fatto da me. E' online già da un po' ma aspettavo di postare qualcosa di relativo per pubblicarlo :)



Grazie anche al magico mondo del "vùvùvù" abbiamo scoperto tante cose interessanti sul Natale, e sopratutto su quel grassone vestito di rosso.
Ecco qualche curiosità sul lato pagano di una festa semicattolica.

BABBO NATALE: Era una fredda notte d'inverno, fra gli anni 243 e 366 dopo Cristo, quando nell'antica Roma imperiale, amici e parenti si scambiarono le prime "stranae" per festeggiare il "dies natalis". Agli auguri di buona salute, si accompagnarono presto ricchi cesti di frutta e dolciumi, e poi doni di ogni tipo, perché la nascita di Gesù e, insieme, l'anniversario dell'ascesa al trono dell'Imperatore, divenissero il simbolo di una prosperità che avrebbe dovuto protrarsi per l'intero anno. Passarono i secoli ed un bel giorno del 1800, il rito trovò la sua personificazione in un forte vecchio rubicondo dalla barba bianca, residente al Polo Nord, dove, secondo la tradizione, aiutato da numerosi gnomi, costruirebbe dei giocattoli da distribuire come doni durante la notte di Natale, con l'ausilio di una slitta trainata da renne volanti e passando attraverso i camini delle case. Raggiunta una certa età, veniamo a conoscenza di una spiacevole realtà: Babbo Natale altro non è che un personaggio fantastico. Ma tale affermazione non è del tutto vera. Babbo Natale, o almeno un personaggio molto simile è realmente esistito; si tratta di San Nicola. Nato a Patara, in Turchia, da una ricca famiglia, divenne vescovo di Myra, in Lycia, nel IV secolo e forse partecipò al Concilio di Niceanel nel 325. Quando morì le sue spoglie, o le presunte tali, vennero deposte a Myra fino al 1087. In quest'anno infatti vennero trafugate da un gruppo di cavalieri italiani travestiti da mercanti e portate a Bari dove sono tutt'ora conservate e di cui divenne il santo protettore. Negli anni che seguirono la sua morte, si diffusero numerosissime leggende.
Una tra le più famose e confermata da Dante nel Purgatorio (XX, 31-33) è quella delle tre giovani poverissime destinate alla prostituzione. Nicola, addolorato dal pianto e commosso dalle preghiere di un nobiluomo impossibilitato a sposare le sue tre figlie perché caduto in miseria, decise di intervenire lanciando per tre notti consecutive, attraverso una finestra sempre aperta dal vecchio castello, i tre sacchi di monete che avrebbero costituito la dote delle ragazze. La prima e la seconda notte le cose andarono come stabilito. Tuttavia la terza notte San Nicola trovò la finestra inspiegabilmente chiusa. Deciso a mantenere comunque fede al suo proposito, il vecchio dalla lunga barba bianca si arrampicò così sui tetti e gettò il sacchetto di monete attraverso il camino, dov'erano appese le calze ad asciugare, facendo la felicità del nobiluomo e delle sue tre figlie. In altre versioni posteriori, forse modificate per poter essere raccontate ai bambini a scopo educativo, Nicola regalava cibo alle famiglie meno abbienti calandoglielo anonimamente attraverso i camini o le loro finestre. Secondo altre leggende, questo santo sarebbe entrato in possesso di un oggetto mitico, il Sacro Graal, che, oltre ad essere responsabile della sua capacità di "produrre in abbondanza" da regalare, fu anche causa del trafugamento delle sue spoglie per volere di papa GregorioVII. In ogno caso San Nicola divenne nella fantasia popolare "portatore di doni", compito eseguito grazie ad un asinello nella notte del 6 dicembre (S. Nicola, appunto) o addirittura nella notte di natale. Il nome olandese del santo, Sinter Klass, venne importato in America dagli immigrati come Santa Claus, la cui traduzione in italiano è solitamente Babbo Natale.
Oggi, però, Babbo Natale ha perso ogni connotazione religiosa. e grazie all'inventiva dei pubblicitari di una nota bevanda, la CocaCola, statunitense divenne il vecchietto vestito di rosso che conosciamo. Negli USA è addirittura nata un'associazione che sostiene la sua esistenza e ne ricerca le prove, la Institute of Scientific Santacluasism.

ALBERO DI NATALE: La storia dell’albero di Natale è molto complessa, perchè nasce dalla commistione tra miti pagani e riti cristiani. L’albero fu associato al Natale fin da tempi antichissimi e si pensa che questa tradizione derivi dai culti pagani praticati nell’Europa settentrionale nelle zone agricole. I druidi, antichi sacerdoti dei Celti, notarono che gli abeti rimanevano sempre verdi anche durante l’inverno. Per questo li considerarono un simbolo di lunga vita e cominciarono a onorarli nelle feste invernali. In seguito, quando si cominciò a celebrare il Natale, l’abete ne divenne un simbolo e gradualmente la tradizione di decorarlo si estese dalla Germania a tutti gli altri paesi europei. Anche se la prima vera notizia ufficiale riguardo la "nascita" dell'Albero, giunge solo nel 1605 dall’Alsazia: una cronaca di Strasburgo annota che si va diffondendo l’abitudine di portare a casa degli abeti per metterli nelle stanze ornandoli di rose di carta, mele, zucchero e altri oggetti in similoro. Ecco l’albero di Natale, ufficialmente per la prima volta..
Perché proprio l’abete e non un’altra pianta? Per la sua "magia" di essere sempreverde, dono che (secondo alcune leggende) gli sarebbe stato dato da Gesù stesso, grato per aver trovato rifugio sotto i suoi rami mentre era inseguito da alcuni nemici. Nel 1700 la tradizione dell’albero è già consolidata e diffusa nei Paesi di lingua germanica. Johann Wolfgang Goethe, per esempio, amava moltissimo l’usanza dell’albero di Natale: così nel suo romanzo I dolori del giovane Werther l’albero compare per la prima volta anche nella grande letteratura. E proprio in quell’epoca nasce la famosissima canzone Oh Tannenbaum, oh Tannenbaum! (dedicata appunto all’abete natalizio), che ancora oggi è la più cantata in tutta la Germania.
Nel nostro secolo, mentre molte tradizioni sono quasi sparite, l’albero non solo ha resistito, ma ha anzi rafforzato la sua posizione, diventando il simbolo più diffuso del Natale, anche se il più delle volte il vero abete è stato sostituito da quello di plastica. Ma forse è meglio così: altrimenti sarebbe stato uno scempio in natura. Pensate che già nel 1700 erano in molti a protestare contro le devastazioni degli abeti nei boschi nel mese di dicembre! Nel frattempo anche le candele di cera dell’abete sono diventate (per fortuna) delle luci elettriche, magari a intermittenza. E sui rami fioriscono ancora oggi mille oggetti luccicanti. In Italia l’albero di Natale è arrivato solo nel 1800. Si narra che fu la regina Margherita, moglie di Umberto I, a farne allestire uno in un salone del Quirinale, a Roma, dove la famiglia reale abitava. La novità piacque moltissimo e l’albero, festosamente addobbato, si diffuse a poco a poco nelle famiglie italiane.




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